introduzione alla

cosmovisione maya

"La rappresentazione dello zero è la figura di una conchiglia o dell'occhio umano, che vuol dire principio e fine [...]. Queste sono le finestre verso l'esistenza, ma ricorda che la realtà è dagli occhi verso l'interno e l'illusione dagli occhi verso fuori..."

                                                                                            - Carlos Barrios, Il libro del destino

 

La Cosmovisione dei Maya non è una religione né una filosofia astratta. La tradizione è pratica, è una forma di attitudine dinnanzi alla vita e di educazione della percezione.

All'interno della Cosmovisione maya, come in tutte le visioni dell'universo dei popoli nativi, il creato è composto da una rete di relazioni, provenienti e facenti parte di un'unità fondamentale. Non esiste nulla di separato (la separazione è un errore percettivo), tutto è integrato. Ogni cosa nasce dal Mistero, dal Cuore del Cielo-Cuore della Terra, che si manifesta come Tzacol (Creatore) e Bitol (Formatore).

Gran parte della Tradizione è stata portata avanti a livello orale, ma esistono diversi testi redatti durante il primo tentativo di spoliazione coloniale in cui elementi fondamentali della Cosmovisione vennero tradotti in spagnolo. Tra questi codici, i più famosi e importanti sono il Popol Vuh, gli Annali Kaqchiqeles e i nove Chilam Balam (Chumayel, Tizimin, Tusik - storici e profetici - Kaua, Chan Kan, Nah, Tekax, Mani e Ixil - astronomici ed erboristici).

Tra questi, quello che racchiude l'essenza della cultura Maya Quiché è il Popol Vuh.

Nel Popol Vuh vengono narrate le cronache di come nacquero i popoli maya, della creazione del mondo e dell'umanità da parte di Hunracàn (il Cuore del Cielo), Tepeu Gukumatz (il Serpente piumato), Ixmucané (la nonna Cosmica) e Ixpyacoc (il nonno Cosmico). Soprattutto, all'interno del Popol Vuh, in forma di metafora e di poema epico, viene raccontato il percorso spirituale del Saq' Be', la spiritualità Maya, che porta al risveglio degli Hunajpù e Ixbalanké interiori (i gemelli magici rappresentano la Coscienza e l'energia della Madre Terra-Ixquic nell'essere umano).

Fondamentale per la Cosmovisione maya è il ciclo delle Pleiadi, di 52 anni, calcolato nel calendario Tiku, un calendario profetico. Per la tradizione c'è una relazione stretta fra le Pleiadi e il sorgere della realtà, una connessione con ogni tipo di conoscenza. Dalle volontà unite di Creatore e Formatore prende vita il Najt, ciò che è definito realtà, ovvero il tessuto dello spazio-tempo di cui anche gli esseri umani fanno parte.

Questo modello cosmico fa sì che la realtà somigli a una sorta di "orologio", in cui tutto vibra in risonanza con energie celesti e telluriche. Per interpretare e muoversi all'interno della realtà, gli antenati elaborarono e tramandarono una tecnologia di fondamentale importanza per tutta la Cosmovisione maya: il calendario sacro, o Chol' q'ij. Grazie al calcolo calendariale e alla struttura ciclica del tempo ordinario, i Maya furono (e sono) grandi maestri anche dell'arte profetica. I custodi della tradizione sono gli Ajq'ij' (Ac-Men in yucateco), ovvero i Contadores de Tiempo che fungono da sacerdoti, guaritori, guide spirituali e memoria storica delle comunità maya.

L'aggancio al Najt necessita di essere costantemente confermato dalla percezione. Gli anziani maya dicono che per questo motivo battiamo le palpebre ogni 5 secondi e che se non lo facessimo, sfocando lo sguardo, senza concentrarci su nulla, entreremmo in una modalità percettiva in cui lo spazio-tempo si sgretolano e si attiva il vedere senza vedere. Compiere questo atto ovviamente richiede potere e un intento inflessibile. Altri momenti in cui l'incantesimo del Najt si interrompe sono l'ensueño e gli stati di meditazione profonda e il fermarsi della spirale del tempo.

La Cosmovisione maya ci riporta inevitabilmente alla natura, a riconnetterci ai suoi cicli e alle sue energie che sono la chiave per comprendere ed eventualmente trascendere il Najt. La tradizione ci invita a prenderci cura della Terra, a tornare umili fili della creazione, fondamentali come gli altri e in equilibrio, in un universo che vive, gode e diventa consapevole del proprio stesso esistere.

Ajq'ij' e Aj’ T’zij

L’Ajq'ij'’ nel mondo maya antico era lo studioso, l’osservatore del tempo. Gli Aj’ quijob’ erano gli astronomi-astrologi, gli architetti, gli ingegneri agricoli, i matematici e i medici.

Abbiamo visto che nella Cosmovisione tradizionale non esiste una vera e propria frattura tra il mondo dello spirito e quello della materia, pertanto il cultore della scienza è anche un cultore dello spirito. Gli Ajq’ij erano scienziati, sacerdoti e consiglieri. Si occupavano di orientare la vita del tinamit[1] e di consigliare i governanti secondo i segnali inviati dagli dèi attraverso la natura. Potevano essere sia donne che uomini in quanto prima del contatto con i Mexica e con gli spagnoli, le società maya erano tendenzialmente paritarie (con le dovute eccezioni, in quanto dipendeva da città a città).

Gli Ajq'ij' lavoravano di fianco agli Aj’ T’zij, gli “addetti alle parole” nelle cerimonie del fuoco, eredità mitica dei quattro Balameb che le appresero da Tojil, l’essenza della fiamma, e la trasmisero ai loro discendenti umani come mezzo per comunicare con l’invisibile. Mentre i primi si occupavano di curare la cerimonia in sé, gli Aj’ T’zij avevano il ruolo di leggere o recitare le giuste preghiere e le parole di saggezza.

Secondo il mito fu il personaggio di Quetzalcoatl, nel Messico meridionale, a codificare e unificare le tradizioni sapienziali mesoamericane e i sacerdoti maya sono in qualche modo suoi "discendenti". Le incursioni europee, che fin dal '500 hanno tentato di distruggere la cultura ancestrale indigena, non sono riusciti a cancellarla, ma, come dicono i sacerdoti stessi, solo a "smembrarla".

Al giorno d’oggi le figure esistono ancora ma con l’avanzare della scienza occidentale, i loro ruoli si sono diversificati. Gli Ajq'ij' sono ancora i custodi della tradizione e del sacro e la loro specialità è proprio la cerimonia del fuoco grazie alla quale riescono a sostenere la vita comunitaria leggendo i segnali dello Spirito dal modo in cui arde, però sono più spostati verso l’ambito sciamanico. Oltre alla cerimonia del fuoco, in cui si fanno canali e incaricati di trasmettere le preghiere al Gran Ahau (il Grande Spirito), compiono divinazione con i semi del palo pito, ovvero gli tz’ité, compilano carte astrali con cui leggono la Grande Matrice (Kukulkan, il serpente piumato, la “sostanza” di cui è composta la realtà) e si occupano di curanderìa – anche se non tutti i curanderos sono necessariamente Ajq'ij'.

Per diventare Ajq'ij' sono necessari una chiamata e un lungo addestramento, durante il quale ad ogni guida spirituale viene insegnato come sviluppare i propri doni e metterli al servizio della comunità. Esistono Ajq'ij' più orientati verso la cura cerimoniale, altri verso l’erboristeria, alcuni portati per il lavoro dell’aj nahual mesa, ovvero di comunicazione diretta con i nahuales (mediumnidad) o verso altre forme di cura energetica o di divinazione.

Nella cultura maya tradizionale solo gli Ajq'ij' formalmente iniziati possono condurre la cerimonia del fuoco sacro, ma non solo... Gli Ajq'ij' tradizionali ricoprono però anche un ruolo politico all’interno della società. Gli Ajq'ij' hanno la facoltà di espropriare le terre comunitarie e ridisegnarne i confini secondo le necessità delle famiglie e possono in alcuni casi imporre delle punizioni. Pertanto definirsi Ajq'ij' in occidente è rischioso, in quanto si incorre nel pericolo di commettere un vero e proprio furto culturale.

Gli Aj’ Tz’i di un tempo non esistono più. Con una parola simile all’originale ma con una pronuncia diversa (Aj’Tzay) si indicano ad oggi gli stregoni che praticano magia nera e contro i quali gli Ajq’ij’ spesso agiscono a livello sottile per proteggere la comunità. Secondo la numerologia maya, gli Ajq’ij sono legati al numero zero, all’origine, allo spirito del Serpente Piumato, mentre gli Aj’Tzay (gli Aj'Tzij di oggi), che in un modo o nell’altro sono comunque parte degli immensi meccanismi cosmogonici della realtà, sono invece più vicini al numero uno, il mondo manifesto, ma anche il lato segreto e lunare.

[1] Concetto che potremmo tradurre con “villaggio” ma che va più in profondità, implicando le relazioni tra gli esseri umani e non all’interno del territorio.

Letture consigliate

  • Carlos Barrios, Il libro del destino.

  • Concilio del Popolo Quiché, Popol-Vuh.

Per quanto possa sembrare superfluo, ci teniamo a specificarlo. Vi ricordiamo che le informazioni qui ritrovate sono di natura generale e a scopo puramente divulgativo. Quindi non vogliono (e non possono!) sostituire in alcun caso il consiglio di un medico, o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, veterinari, fisioterapisti, etc.)

Quando in questo sito viene utilizzato il termine "medicina tradizionale" lo si fa in riferimento a una categoria antropologica ben definita. 

  • Instagram Social Icon
  • b-facebook

© 2023 by Natural Remedies. Proudly created with Wix.com

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now