• Diego Nicola Dentico

L'erboristeria nel "nuovo" Mondo



La medicina erboristica è una delle più antiche forme di guarigione che vennero sviluppate grazie all’attitudine degli esseri umani all’osservazione dei cicli e dei ritmi naturali. L’immensa distesa del continente americano ha permesso, millenni prima del contatto fra europei e nativi, la nascita di moltissime tradizioni legate alle erbe che crescevano nell’enorme quantità di paesaggi e ambienti.

Spesso detenuta da figure socialmente pregnanti, a carattere sciamanico, l’erboristeria ha sempre accompagnato l’opera di guaritori che non si limitavano a trattare lo spirito attraverso le pratiche spirituali (fondamentali) ma univano la guarigione energetica e quella fisica, considerando l’essere umano nella sua globalità.

I tepatiani – erboristi dell’antica società mexica – basavano la propria teoria medica sull’idea che il benessere di un essere umano si fondasse su un equilibrio tra proprietà fredde e proprietà calde del corpo. Equilibrio che poteva essere ripristinato, in caso di malattia, grazie all’utilizzo delle erbe. Mexica e Maya avevano una profonda conoscenza delle piante che crescevano nei loro territori, che a tutt’oggi rende l’erboristeria una pratica straordinariamente radicata e diffusa in tutte le aree rurali.

La conoscenza che abbiamo sulle abitudini mediche antiche proviene principalmente da uno dei testi fondamentali per il curanderismo moderno, ovvero il Codice di Badiano – scritto da uno yerbero mexica nel 1542, contenente istruzioni d’utilizzo per circa 250 piante.

Ad oggi la tradizione erboristica è al centro dell’attenzione dei governi. In Messico, a partire dal 2014, si è proposto di impedire l’utilizzo, la coltivazione e il commercio di piante medicinali se non alle multinazionali del farmaco, evento che ha acceso gli animi (per maggiori informazioni cliccare qui) e che ha visto una grande mobilitazione e contestazione. Al contrario, la Repubblica Dominicana e il Nicaragua hanno appoggiato negli ultimi vent’anni diversi progetti sanitari al fine di diffondere conoscenze erboristiche soprattutto tra le donne. A Cuba, l’erboristeria ha sempre goduto di un grande favore ed è abitudine dei medici (un po’ persa dopo la morte di Castro, a dire il vero) di prescrivere più facilmente rimedi naturali che non medicine di sintesi.

La pratica erboristica delle popolazioni indigene non ha avuto continuità solo nelle zone rurali, in passato influenzò pesantemente moltissime scuole di pensiero e medici occidentali. Uno di questi fu Samuel Thomson (1769-1843) che apprese e applicò la medicina tradizionale dai nativi americani – in molte parti basata sull’importanza della sudorazione, sul provocare il vomito, sulle purghe e sulle erbe stimolanti – sebbene non ammise mai quanto i propri metodi fossero affini alla medicina indigena.

Il lavoro di Thomson ebbe a sua volta una forte influenza su due movimenti medici dell’America del nord: l’Eclettismo e il Fisiomedicalismo che si proponevano lo scopo di riportare armonia fra i tessuti organici del corpo e un misterioso (e decisamente “non scientifico”) principio vitale.

Il declino della disciplina erboristica in Nord America iniziò a partire dal 1907, momento in cui il governo privò le scuole erboristiche di fondi economici in favore delle scuole di medicina convenzionale, nelle quali però la materia era assente. Fino al 1994 in gran parte degli Stati Uniti la medicina erboristica era demandata alla sola figura del medico, che però spesso era carente di conoscenze relative all’argomento. Soltanto negli ultimi 20-25 anni, con legislazioni più liberali, l’erboristeria ha ricominciato ad essere più accessibile. L’idea che le piante siano solo organismi stupidi e inconsapevoli da cui trarre principi attivi da sintetizzare in laboratorio sta lentamente (e fortunatamente) tramontando.

Negli USA, così come in Italia, le erbe sono considerate e commercializzate alla stregua di integratori alimentari. Nonostante questo nuovi venti stanno riportando l’attenzione alla riscoperta dei saperi tradizionali e naturali, ma non solo, anche a ricerche scientifiche sull’intelligenza vegetale (si veda Verde Brillante) – che aprono nuovi sentieri sulla percezione delle piante e, più in generale, del mondo in cui viviamo e sull’intelligenza che contiene anche se non ce ne accorgiamo.

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