• Diego Nicola Dentico

La nascita e la rinascita del Sole: Paxcua



Nelle tradizioni mesoamericane il Sole è la manifestazione visibile del Grande Spirito, la realtà trascendente e immanente. La venerazione degli antichi Maya e Mexica nei confronti di questo astro è ormai uno stereotipo, ma ovviamente queste non sono le uniche due grandi civiltà solari. Prova ne è che moltissime delle divinità, anche del vecchio mondo, nascevano proprio nel momento del Solstizio d’inverno, come Mithra e Gesù. Non a caso, il compleanno di diverse “entità” messicane viene ricondotto alla data del 21 dicembre, per esempio Huitzilopochtli e Quetzalcoatl.


Per l’antica civilizzazione egiziana, il mito del percorso di Ra – il Sole – nell’oltretomba (la Duat, che ai tempi delle prime dinastie era situata nel cielo e si raggiungeva tramite un viaggio sotterraneo) era al centro di narrazioni mitiche e rappresentazioni sacre. Successivamente, la barca di Ra divenne la barca di Osiride e il dio-sciamano della fertilità della Terra e dell’Oltretomba si sostituì identificandosi al principio superiore del Sole. A loro volta, tutti coloro che morivano in possesso del Libro dei Morti, potevano fondersi, tramite formule magiche, a Osiride, ed essere traghettati come iniziati o come morti alla ricerca di una nuova dimensione dell’esistenza.

Gli déi che accompagnavano Ra-Osiride nel viaggio oltre la notte venivano rappresentati con forme animali. Nelle raffigurazioni della braca di Osiride compaiono spesso Sakhmet, la dea leonessa che combatte contro il distruttore dei mondi, Apopi; Horus, il falco del sole; Anubi, dalle sembianze di sciacallo e guida nel regno dei morti; Toth, dio della magia e della parola creatrice che compare a volte come ibis, a volte come babbuino. Curiosamente, in un murale della città di Tikal, appare una raffigurazione assai simile: nel centro della barca che lo condurrà nell’Aldilà siede Doppio-Pettine (sovrano dell’VIII secolo), accompagnato da diversi nahuales: il giaguaro, il cane, il pappagallo, la scimmia e l’iguana.


Nel mondo maya esiste una festa, il Paxcua, che nonostante l’assonanza linguistica non ha nulla a che vedere con la pasqua ebraica e neppure con quella cristiana. Pax significa infatti “tamburo” mentre Kua è l’abbreviazione di Hunabku, il Grande Spirito. Quindi Paxcua è il giorno dei tamburi in cui si rende onore al Mistero.

Questa festa cade nel giorno del Solstizio invernale, quando si manifestano NITZ’ U’PAM Q’IJ (trad: il giorno più corto) e N’IM U’PAM AQ’AB’ (la notte più lunga). Il momento della rinascita del Sole, in quanto “luogo” liminale e di confine, è considerato un portale che si apre su nuove dimensioni dell’esistenza. Uno dei modi in cui questa festa veniva celebrata era creando delle torce molto alte fatte di tele e pom, lasciate ardere in modo che la Terra facesse da specchio al Cielo così come l’interno, il mondo spirituale, faceva da specchio all’esterno, il mondo della Natura.

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