• Diego Nicola Dentico

Il Curanderismo non è un pranzo di gala

Aggiornato il: giu 3


Due righe di riflessione personale

Questo è il primo post che pubblico sul blog a titolo di semplice riflessione personale. Non vuole essere una risorsa accademica, ma solo pensieri messi in ordine che spero possano essere utili anche fuori dalla mia testa.

Premetto che, nonostante abbia subito diversi attacchi di tipo razzista fin dai tempi in cui non avevo l’età né gli strumenti per comprendere di cosa si trattasse, scrivo questo post da un punto di vista “occidentale”.

Renderci conto di essere figli di una cultura altamente distruttiva, classista, razzista, maschilista e omofoba (in una parola: patriarcale) è il primo passo per elaborare le ferite (e la memoria) che noi tutti, come eredi di questa cultura ,abbiamo subito e per assumerci la responsabilità di non permettere al suo veleno di continuare a scorrere attraverso l’albero della Storia.

In questi giorni sono attuali in Italia recrudescenze fasciste e mi è capitato di incontrare propagande a stampo razzista anche su pagine FB di persone che affermano di praticare lo sciamanesimo. La cosa mi ha lasciato piuttosto perplesso per due ragioni principali:

1) Apprendiamo nuovamente lo sciamanesimo proprio grazie alle popolazioni colpite dalla propaganda razzista (e già questo dovrebbe creare un cortocircuito logico);

2) Lo sciamanesimo è stato storicamente la medicina degli ultimi, degli emarginati. Non è la pratica white-washed che si sbandiera nei centri olistici. Quindi, per certo, non è compatibile con meme razzisti come non lo é con qualunque altra forma di propaganda amica dello status quo.

Non è un caso infatti che lo sciamanesimo sia stato osteggiato dai regimi di destra e di sinistra, e da manovre politiche lontane dalla vita del popolo.

Un esempio su tutti: per anni in Guatemala il governo ha vietato le pratiche spirituali Maya.

"Brujeria"


Quando si usa la parola “Curanderismo” non si indica una dottrina compatta, ma una serie di pratiche, di credenze spirituali e di medicine tradizionali che condividono “un aroma”, e appartengono alla cultura popolare. Curanderismo sono le tecniche sciamaniche applicate dai Marakame Wirrarika, Curanderismo è l’anziana meticcia al “mercato delle streghe” di Città del Messico che ti toglie il malocchio con il fumo del copal, Curanderismo è la Mambò che invoca il potere dei Lwà per guarire una malattia.

Il Curanderismo moderno possiamo dire che iniziò a nascere come cultura meticcia nel ‘500, quando l’orrenda conquista europea e il mercato degli schiavi permisero l’incontro delle culture popolari “bianche”, delle pratiche sciamaniche indigene e del Voudou dell’Africa occidentale. L’egemonia oppressiva europea spinse le pratiche americane e quelle africane nella clandestinità e in questa clandestinità, grazie a degli inaspettati punti di contatto tra cosmologie e filosofie lontane, trovarono il modo di fondersi.

Sia le pratiche originarie che il nuovo Curanderismo furono tacciati di essere opere diaboliche, brujerias, e furono bandite. La conoscenza che un tempo era stata la cultura di interi popoli divenne da un lato il tesoro di piccole congreghe, dall’altro l’unica risorsa in grado di dare medicina e un senso della vita a tutti coloro che erano esclusi dalla ristretta élite bianca.

Ancora oggi, in molti paesi americani, i curanderos sopperiscono alle necessità mediche laddove la medicina “ufficiale” è privata e costosa. La questione però non è solo monetaria. Durante il mio apprendistato con le curaderas, ho potuto toccare con mano il fatto che molti Maya non evitano le strutture ospedaliere solo per ragioni economiche, ma soprattutto per ragioni politiche e filosofiche. A noi occidentali viene raccontata l’invasione americana come un tragico capitolo della storia ormai chiuso: i Maya parlano del ‘500 come del “primo tentativo” e dei giorni attuali come del “quinto tentativo” di conquista. Gli ospedali, privati e costosissimi, che di fatto escludono la popolazione locale pur generando business, sono percepiti come parte dell’aggressione.

#Curanderismo

Da quando lo sciamanesimo è stato “riscoperto” dall’occidente, ha iniziato a circolare la leggenda metropolitana che gli anziani di tradizione siano disperati perché i giovani indigeni non sono interessati alla cultura millenaria del proprio popolo e preferiscono i blue jeans e gli smartphone. Come tutte le leggende, anche questa ha un fondo di verità, ma esiste un altro lato, per noi fin troppo invisibile, in cui i curanderos e le curanderas, latinos e di colore delle nuove generazioni sono sia eredi delle tradizioni ancestrali sia possessori di smartphone.

Se per secoli il Curanderismo è stato un’eredità silenziosa all’interno di lignaggi famigliari, al giorno d’oggi, grazie ai social network, si è creata una rete di praticanti della Medicina Tradizionale. Le curanderas (ma anche i praticanti uomini) moderne sono attualmente impegnate nell’elaborazione della storia culturale dei propri antenati, nella rivendicazione delle proprie radici sacre, per secoli schiacciate sotto l’etichetta della “brujeria”, e si impegnano per dare forza alle proprie comunità. I movimenti guidati dalle curanderas e dalle brujas odierne portano avanti una serie di battaglie ben precise che riguardano l’uguaglianza sociale e l’abbattimento delle discriminazioni (di razza, di genere, di preferenze sessuali), ritorno e rispetto della Natura, libertà di autodeterminazione.

Per le curanderas moderne il recupero delle proprie radici è fondamentale per i processi di individuazione personale e collettiva; indispensabile per risanare le ferite ed erodere il privilegio dell’élite bianca.

Il “mito” della strega non ha dato forza soltanto ai movimenti neri e latini, ma anche alle battaglie femministe (il famoso motto “tremate le streghe sono tornate” ne è un esempio). Nell’America degli anni ’60-’70 la tradizione stregonesca del Reclaiming di Starhawk[1] ha coniugato impegno politico e spiritualità. I movimenti neopagani sono stati un interessante laboratorio di riflessione e di rinarrazione. Sfortunatamente in Italia la spinta politica si è diluita in un generale inseguimento di iniziazioni più o meno prestigiose, ma penso e spero che quelle braci siano ancora calde sotto lo strato di apparente cenere attuale.


In America del nord, invece, questo spirito non si è perduto, basti pensare al collettivo W.I.T.C.H., che organizza manifestazioni rituali silenziose ma decisamente efficaci. La protesta nordamericana contro il Dakota Access PipeLine, un immenso sistema di tubature petrolifere che passa attraverso bacini idrici e territori sacri sioux, ha potuto godere di una visibilità mondiale proprio grazie all’hashtag #nodapl e ha permesso a indigeni di ogni parte del mondo di riconoscersi in un movimento unitario, nonostante la battaglia, come quella per la difesa di Wirikuta in Messico, sia ancora ben lungi dall’essere conclusa.

EDIT (3.06.2020) invece, nonostante l'amministrazione Trump abbia avvallato i progetti di costruzione del dapl, alla fine il movimento ha vinto. Ovviamente in questi anni ci sono state varie perdite di petrolio che hanno inquinato l'acqua potabile a disposizione dei locali.

Curanderas e politica

I curanderos, per tradizione, sono chiamati al servizio da una vocazione che si manifesta attraverso diversi canali. Questa è essenzialmente la differenza tra loro e gli altri praticanti di medicina o magia popolari, che invece possono apprendere la propria arte attraverso lo studio. La vocazione al servizio della comunità può assumere forme molto diverse (aggiustaossa, limpiadores, erboristi), ma tutti i curanderos sono dei "supereroi folk": curano malattie, pacificano i fantasmi, disfano la magia nera, leggono il futuro, combattono contro i praticanti oscuri... o difendono la propria comunità attraverso altri generi di impegno. Un caso molto interessante e attuale in cui la vocazione diventa azione politica è sicuramente quello di Marichuy.


Marichuy (Marìa de Jesus Patricio Martìnez) è una donna indigena, difensora dei diritti umani e medica tradizionale messicana.

È stata scelta dal Congreso Nacional Indìgena come portavoce e rappresentante delle popolazioni indigene alle elezioni federali del 2018, per le quali si è registrata all’Instituto Nacionl Electoral come candidata indipendente per la presidenza della repubblica.

Il suo impegno politico ruota essenzialmente intorno a due temi principali:

  • Lotta anticapitalista

  • Restituzione della dignità ai popoli indigeni

Nata nella comunità nahua di Tuxpan, Jalisco, Marichuy ha potuto frequentare la scuola primaria nell’infanzia, proseguendo negli studi da adulta. Nel 1987 sua madre rimase paralizzata dalla vita in giù. Nonostante gli sforzi e i continui pellegrinaggi da un medico all’altro, nessuna tecnologia di medicina ufficiale fu in grado di aiutarla. Per questo motivo si rivolsero ai curanderos del villaggio e, dopo tre mesi di cure, la donna riprese a camminare. Marichuy iniziò così a studiare la medicina tradizionale e divenne una curandera.

Nel 1994 dopo un sollevamento dell’Ejército Zapatista de Liberaciòn Nacional, la comunità di Tuxpan fu invitata a un foro nazionale delle popolazioni indigene, convocato proprio dal movimento zapatista, che si tenne a San Cristòbal de Las Casas. Marichuy fu eletta come rappresentante della sua comunità.

Nel 1995 iniziò a collaborare con la Casa della Salute Calli tecolhuacateca tochan di Tuxpan, condividendo la conoscenza della medicina tradizionale e dll’erboristeria. Vent’anni dopo, per il suo lavoro di recupero e insegnamento, le venne riconosciuto il premio al Mérito Tuxupanene per l’appoggio alla comunità.

Il 29 marzo del 2001 partecipò alla Marcia dei colori della Terra per parlare a nome delle donne indigene del Messico al Congreso de la Uniòn e nel discorso sottolineò l’importanza della lotta al machismo e della collaborazione sullo stesso piano delle donne e degli uomini per raggiungere una liberazione che fosse integrale e riguardasse l’intera popolazione indigena.

Marichuy attualmente sta raccogliendo firme (ne sono necessarie un milione) per potersi candidare alle elezioni nazionali messicane e portare avanti il progetto politico, all’interno del quale è inclusa la creazione di un concilio intertribale con cui discutere le proposte di legge.

Per maggiori informazioni vi linko una sua intervista che è sicuramente più chiara e completa rispetto a qualunque mio riassunto.


Edit: questo post è di febbraio 2018. Marichuy non ha vinto le elezioni, ma la sua passione politica ha lasciato delle impronte.

Il Curanderismo non è solo “medicina alternativa”, non è solo un tamburo in un centro olistico, non è ayahuasca il sabato sera… Curanderismo é un sistema completo che si prende cura del corpo, dell’anima e dei rapporti sociali. È una saggezza radicata nella terra in continua trasformazione che ci invita a rivedere completamente il nostro modo di percepire la realtà e a mettere in dubbio le nostre posizioni. È intriso della storia, delle lacrime e del sangue delle persone che si sono rivolte ai curanderos per trovare conforto e giustizia, e di tutti coloro che sono morti per difenderlo, consci del fatto di portare avanti la memoria storica di intere civiltà umane. Ancora oggi il Curanderismo è l’ultima risorsa di chi non ha niente, ma è anche una potenza in grado di ispirare grandi movimenti, prese di coscienza e trasformazioni sociali.

Rendersene conto e onorare i popoli che lo hanno reso vivo è una questione di rispetto, ma è anche l’unica chiave per accedere ai suoi doni più profondi.

[1] Starhawk organizzò manifestazioni di protesta durante il G8 del 2001, e le organizzò in qualità di Strega.

#curanderismo #Medicina #Messico #maya #Wirrarika #Marichuy #Wirikuta #Nodapl #Sioux

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