• Diego Nicola Dentico

Il Venerabile Grande Antico


"¡Oh, poderoso Maximón! Te ofrezco tu puro, tu tortilla, tu guarito y tus candelitas si..."

"Oh potente Maximòn! Ti offro il tuo sigaro, la tua tortilla, la tua acquavite e le tue candele se..."

(preghiera popolare per il Maximòn)


Vuole la leggenda che il Fuoco parlò quando gli spagnoli si stavano avvicinando al villaggio di Tz’ikin Kaay (attuale Santiago Atitlàn), mettendo in guardia dal grande pericolo che si profilava all’orizzonte e che avrebbe cambiato il modo di vivere delle popolazioni indigene del Guatemala per sempre.

Le guide spirituali maya tz’tujiles (Ajq'ij’), non volendo lasciare nulla al caso, si impegnarono a costruire una “casa” al fine di ospitare uno spirito dei regni inferiori che proteggesse il villaggio e i suoi abitanti. Tredici di loro si avventurarono nella foresta, chiedendo agli alberi di donare il proprio legno per costruire il simulacro del dio. Nessuno accettò, tranne il palo pito, che venne santificato dagli sciamani e divenne l’albero sacro per eccellenza. I suoi semi, chiamati tz’ité, vennero scelti come strumenti di divinazione e il suo legno venne modellato in un idolo in forma umana.

Per 20 giorni gli Ajq'ij’ canalizzarono le energie dei nahuales nell’idolo, fino a che non divenne hun winaq, umano, consapevole, vivo. Qui la leggenda si biforca: forse spaventati dall’immenso potere del dio, forse perché – come raccontano alcuni – il suo vorace appetito sessuale lo portò a infastidire tutte le donne del villaggio, gli Ajq'ij’ decisero di farlo a pezzi e di riunirlo insieme successivamente, legandolo con delle corde. Nacque così il Maximòn, colui che è sorretto da corde, chiamato anche Rijlaj Mam (venerabile anziano).


Il culto del Maximòn si diffuse rapidamente e, per richiamarsi al potere originale del dio, in vari pueblos ne venne ricostruita l’immagine che si “corruppe” fino a diventare San Simòn, uno spirito venerato dal cristianesimo popolare e dalla Santerìa, nonostante non sia riconosciuto dal calendario della chiesa cattolica. La sua festa cade il 28 ottobre.

L’idolo principale fu intagliato nel legno e rappresenta un uomo barbuto con una fessura tra le labbra dove è possibile inserire sigarette per rendergli grazie. La sua iconografia nel tempo si è trasformata e mentre a volte è rappresentato in abiti tradizionali maya altre è raffigurato come un meticcio vestito in maniera elegantissima secondo mode ottocentesche, completamente in nero. Sotto molti punti di vista, infatti, la sua figura è simile a quella del Baron cimetière del Vuodou.

Originariamente, la parola Mam designava tutte le figure divine degne di venerazione. Per i Maya Kekchi, i Mam erano le quattro direzioni o gli spiriti delle montagne, per i Maya Huastechi, Mam erano le divinità della Terra, e in passato la parola era connessa al dio Azteco Huehueteotl, che rappresentava gli antenati divinizzati.

Il Maximòn non è un dio necessariamente benevolo, ma neanche malvagio. È un portatore di equilibrio, un custode dei cicli della natura, un ponte tra lo Xibalbà (il mondo inferiore) e Uk’ux Kaj (il Cuore del Cielo). In qualità di divinità invocata dal mondo di sotto, il Maximòn racchiude in sé tenebra e luce: è a lui che ci si rivolge per ottenere denaro e salute, ma allo stesso tempo gli si chiedono vendetta e potenza sessuale. Il Maximòn, come testimonia la leggenda trasmessa per via orale, è un sacro e divino trickster.

Il culto del Maximòn è particolarmente visibile in Santiago Atitlàn durante le celebrazioni pasquali, quando il suo simulacro viene esposto pubblicamente, dove viene smontato e rimontato. Successivamente, il pesantissimo idolo (di circa 90 Kg) viene portato sulle spalle da uno sciamano definito cargador, che si occuperà di trasportarlo fino alla sede della confraternita religiosa dove il Rijlaj Mam vivrà fino alla seguente festa pasquale. Per tutto l’anno il cargador si occuperà di “svegliare” il Maximòn alle 7.00 del mattino e portarlo a dormire alle 9.00 di sera. Nel corso della giornata veglierà su di lui e lo nutrirà attraverso offerte di sigari, sigarette, candele, copale e aguardiente. La Confraternita della Santa Cruz è la più conosciuta, ma in Santiago Atitlàn ci sono dodici case cerimoniali, ognuna con la propria funzione.


Se da un lato la chiesa cattolica ha assorbito la cultura maya nei rituali folklorici (è evidente il parallelismo tra la morte e la resurrezione del Cristo e lo smembramento e rimontaggio del Maximòn) dall’altro ne condanna il culto. Da alcuni è considerato un mezzo utilizzato dagli stregoni per inviare malefici, per altri è il diavolo, per altri ancora è l’incarnazione di tutti i conflitti e delle ambiguità della vita. Se è un santo e un dio, è stato anche percepito come un fornicatore e un ubriacone. Nella sua molteplicità è però anche il protettore di tutte quelle categorie trasversali che si trovano in una posizione dubbia all’interno della società latinoamericana, come ad esempio gli omosessuali. Anche le prostitute sono sue protette e l’”agiografia” popolare, vuole che fosse sposato con una di loro di nome Magdalena.

Mentre l’azione della chiesa cattolica è indefinita (assorbendo il culto del Maximòn ne cambia il significato ma gli permette di persistere) l’azione delle chiese evangeliche invece è lesiva per tutte le forme di spiritualità popolari e/o non-cristiane. A causa delle attività delle chiese evangeliche, i seguaci del Maximòn sono diminuiti drasticamente in relazione all’aumento di leggende metropolitane negative messe in giro dai pastori – come ad esempio che si vendichi attraverso disgrazie o serpenti se si smette di adorarlo.

Il Rijlaj Mam, però, è il grande anziano, la personificazione di tutti i nostri antenati. Finché la tradizione non sarà del tutto dimenticata, il suo potere e la sua guida attraverso il giorno e la notte, l’esaltazione e lo sconforto, lo Xibalbà e il Cielo, saranno presenti.

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