• Diego Nicola Dentico

Il giorno verde – l’equinozio di primavera


L’equinozio astronomico

L’equinozio è un fenomeno astronomico che si ha nel momento in cui il sole si trova allo zenit dell’equatore. Il risultato, dal punto di vista terrestre, è che notte e giorno durano grossomodo lo stesso numero di ore, da cui il nome equinozio (dal latino aequa-nox, ovvero “notte uguale”).

Insieme al solstizio, l’equinozio è scelto come data convenzionale per il momento di cambio della stagione. L’equinozio, nell’emisfero boreale assume il ruolo di marcatore della primavera intorno al 20 di marzo e dell’autunno intorno al 20 settembre. Nell’emisfero australe, le due date si invertono.


L’equinozio spirituale

Equinozi e solstizi, sono fenomeni così potenti che ogni civilizzazione del pianeta li ha presi in considerazione per modellare la propria mitologia, dare ordine ai fenomeni interiori della coscienza, proiettata in forma di miti sul grande schermo del cielo. Nell’antica Grecia, ad esempio, in corrispondenza dei due equinozi, venivano celebrati i grandi e i piccoli Misteri di Eleusi, in cui gli iniziati potevano diventare parte, tramite il linguaggio simbolico del rito, del Mistero della morte e della rinascita della natura, e avere accesso alla coscienza della Terra (Demetra), al potere della trasformazione interiore (Persefone) e alla forza della vita vegetale (Dioniso).

In ambito cristiano la chiesa non riuscì a distruggere completamente la cosmovisione dei popoli “pagani” e i festeggiamenti per i cambi di stagione si tramutarono nelle tempora, gruppi di giorni del calendario ecclesiastico dedicati alla meditazione e alla santificazione del tempo.

Rax Q’ij

Durante l’equinozio di primavera, i Maya riattualizzano il momento in cui i Creatori-Formatori generarono per la prima volta i corpi celesti, dando ordine alla shok’ Ak’ Ab (la notte) e al q’ij (il giorno).

I Maya chiamano l’equinozio di primavera rax q’ij ovvero “giorno verde” (colore è legato ovviamente al trionfo della vegetazione), momento fondamentale del calendario astronomico in cui si festeggia la discesa di Kukulkan, il Serpente Piumato, che rappresenta l’energia della vita stessa, che dal cielo penetra le profondità della terra, manifestandosi dal regno invisibile al visibile.

Profondamente legati ai cicli del tempo e alle osservazioni astronomiche, gli antichi Maya costruivano i propri templi in relazione alle posizioni delle stelle. Ad esempio, le piramidi di Tikal riproducono la disposizione delle Pleiadi.


Il luogo in cui meglio è stato celebrato il rax q’ij è sicuramente il Castillo di Chichen Itzà. La celeberrima piramide è stata costruita in modo che i gradoni del tempio, per circa quaranta minuti al tramonto del giorno dell’equinozio, proiettino l’ombra contro il bordo della scalinata che porta in cima al monumento, formando così l’immagine del corpo di un serpente che termina, alla base, in una scultura raffigurante la testa di Kukulkan.

Attraverso questa magnifica opera di architettura e astronomia, gli antichi Maya permisero al mistero dell’equinozio di manifestarsi visibilmente, rendendo Chichen Itzà (come gli altri luoghi sacri) un vero e proprio ponte tra il tempo ordinario e il tempo eterno.

Cerimonie per l’equinozio


Nel giorno dell’equinozio, gli abuelos consigliano di offrire candele verdi e erbe aromatiche per sostenere e allinearsi con l’energia del rax q’ij.

All’alba i gruppi familiari si radunano per benedire il sole attraverso una preghiera spontanea che termina nel gesto rituale di unire le mani al cuore nel momento in cui si termina l’orazione, per poi soffiare la benedizione sulle dita, prima di orientarle in direzione del sole (un po’ come se si lanciasse al Gran Padre un bacio volante).

Infine, per rimanere nell’onda della gratitudine, ma anche della connessione e del benessere che ne deriva, gli abuelos invitano i camminanti a osservare il sole che tramonta, praticando il sun gazing, che permette alla sua forza di entrare in noi così come entra nella Terra. Infine, parlando direttamente con l’astro, gli riconosciamo, come il Popol Vuh racconta, l’intrinseco vinaq (qualità cosciente). Il momento dell’equinozio è propizio per affidargli dubbi e problemi affinché vengano trasformati, e ringraziamenti per il potere che elargisce vita.

Alcuni dati utili

Nel 2018 l’equinozio si manifesta il 20 marzo alle ore 16.15 UT (allineato con Greenwich, quindi 17.15 in Italia).

Quel giorno, sempre in Italia, il sole sorgerà alle 06.33 e tramonterà alle 18.40.

Il 20 marzo sarà sorretto dal nahual 8 Tz’ikin… un buon momento per le cerimonie di abbondanza!

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