• Diego Nicola Dentico

Saq' q'ij - il giorno bianco



Astronomicamente si definisce solstizio (dal latino sol- sole e –sistere, fermarsi) il momento in cui il Sole, nel suo percorso raggiunge il punto di declinazione minima o massima. Quando, osservato dalla Terra, raggiunge la declinazione minima (detta anche “negativa”) si parla di solstizio invernale, quando raggiunge la declinazione massima (o positiva) di solstizio estivo. A causa dell’imperfezione del calendario gregoriano, il solstizio ritarda di circa sei ore ogni anno, per poi essere corretto ogni quattro anni con l’aggiunta del 29 febbraio negli anni bisestili. Nell’emisfero boreale il solstizio d’estate cade intorno al 21 giugno e in quello australe il 21 dicembre.

Il solstizio d’estate segna il momento di maggior potere apparente del Sole ed è stato osservato e festeggiato da praticamente tutte le popolazioni indigene terrestri. All’interno di un cammino spirituale che prevede la sacralizzazione del tempo per fluire con il ritmo del cosmo si tratta di un momento fondamentale.

I Maya tradizionalisti, in questo periodo dell’anno, si rivolgono al Sole come metafora del Gran Ahau, il Cuore centrale della galassia, la Coscienza presente in tutto l’universo, per chiedere purificazione e abbondanza.

Come nel caso degli equinozi, la partecipazione a questa festa inizia all’interno della propria abitazione e si conclude in una celebrazione collettiva condotta dalle guide spirituali.

La celebrazione inizia nel “primo quarto della giornata”, ovvero dall’alba alle dieci del mattino circa, con l’osservazione (se possibile) del sole. Ovviamente nel momento del primo chiarore è possibile osservare il sole ad occhio nudo e permettere ai fotoni di inondare e risvegliare i nostri sensi.

Successivamente si abbassa la testa e si pronuncia una benedizione del Sole con l’esercizio della parola fiorita, ovvero di una preghiera spontanea che viene dal cuore.

Un esempio può essere questo: “Benedico te, Padre Sole, nel nome del Gran Ahau che esiste avvolto nel mistero della Creazione, Madre e Padre della Vita.”

A questo punto, si baciano le punte delle dita e si “invia” il bacio in direzione del Sole, immaginando di poter prendere la sua luce e portarla al cuore.

Con le mani sul petto, si ascoltano e si contemplano i ritmi vitali all’interno del corpo, il battito del cuore, il calore della carne e della vita che ci anima.

Il tramonto è un nuovo momento di comunione con il dio Q’ij. Gli abuelos e le abuelas lo osservano mentre percorre il sentiero dell’ovest che porta nello Xibalbà e gli parlano dei propri problemi, delle proprie speranze e di ciò che desiderano manifestare nella vita.

Infine, quando la notte è calata del tutto, la comunità si raduna intorno ad un altare del fuoco, dove gli Aj’ quij’ celebreranno la cerimonia del Lojolaj Koj’tzi o Xukulem, del Fiore Sacro, ovvero la “messa” della tradizione maya in cui è possibile entrare in contatto con gli spiriti e con i nahuales attraverso il fuoco e l’atto di ofrendar.

#Maya #Solstizio #Estate #Saqqij #Nahual

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