• Diego Nicola Dentico

Gli sciamani maya

Aggiornamento: 30 mar



Sebbene tutti gli sciamani fossero esperti nell’arte della divinazione, non tutti gli indovini diventavano sciamani. Gli indovini del calendario erano diagnostici, più vicini al sacerdozio, e usavano liturgie prestabilite e procedure fisse per trovare il tipo di rito di cui una persona aveva bisogno. Il cliente poteva allora decidere se chiedere l’aiuto di un sacerdote della gerarchia che preparasse le preghiere, oppure se ricorrere a un vero sciamano.

(Martìn Prechtel, I Segreti del Giaguaro che parla, ed. ita. Sonzogno)

Dei Maya del passato più di tanto non posso parlare, perché non sono né uno storico né un archeologo. Posso, però, accennare a ciò che i Maya attuali, nella fattispecie gli Tz’tujil e i Quiché, mi hanno insegnato direttamente.

Tutti i Maya tradizionalisti, a prescindere dalla propria etnia, condividono la stessa cosmovisione. Il fondamento è il Nim Ajaw, il Grande Spirito Madre e Padre della Vita. Nell’unità è Coscienza e Potere cosmici, nella dualità appare come coppie di divinità, tendenzialmente Ukux Kaj (Cuore del Cielo) e Ukux Ulew (Cuore della Terra) o Ixpyacoc (il Grande Nonno) e Ixmucané (la Grande Nonna).


Lo Spirito è nella creazione, anche noi ne facciamo parte e ogni esperienza che possiamo vivere è a tutti gli effetti un’esperienza mistica, di contatto con la divinità. Per questo motivo le pratiche fondamentali della cosmovisione sono la contemplazione, che permette di vedere lo Spirito in opera nella Natura, e la preghiera, ovvero il dialogo diretto con la Coscienza.


All’interno della cosmovisione maya trova un largo impiego l’astrologia tramite l’utilizzo dei calendari sacri. Questa conoscenza è riservata agli ajq’ij, un gruppo di guide spirituali che fungono anche da collante e memoria storica delle comunità. Gli ajq’ij diventano tali dopo molti anni di apprendistato, servizio e iniziazione.


Parallelamente al “sacerdozio” degli ajq’ij esiste il fenomeno più propriamente sciamanico. Gli sciamani e le sciamane (ajkun) sono principalmente guaritori che vengono chiamati dagli spiriti tramite sogni, visioni o malattie invalidanti. Conoscono molte pratiche della medicina popolare, ma il loro campo d’azione principale è la cerimonia, grazie alla quale possono estrarre spiriti di malattia dal corpo dei loro pazienti o riportare a casa un’anima perduta a causa di un trauma.


I sogni sono fondamentali per gli ajq’ij, ma sono ancora più importanti per gli ajkun, in quanto si ritiene che nel momento del sonno il jalel, un concetto che potremmo paragonare al corpo astrale, si stacchi ed entri in realtà parallele dove può ottenere conoscenza dagli spiriti delle piante, degli animali, degli antenati o degli elementi.


sappia, solo nel distretto del Quiché esiste una categoria particolare di sciamani, denominata ajnahual, che esegue cerimonie estatiche con il canto, il tamburo, il sonaglio o altri strumenti, al fine di proiettare la propria coscienza nel mondo degli spiriti e ottenere visioni. Non sono quindi limitati nel dialogo al solo momento del sonno. Gli ajnahual vengono descritti dal folklore come persone in grado di trasformarsi in animali per compiere i propri esercizi magici e a volte il loro operato è considerato pericoloso, per cui tendono a essere molto schivi al fine di non incorrere nelle ire di folle inferocite.

Il mondo dello sciamanesimo maya é molto variegato, molto più di come questo blog potrebbe descriverlo. L'invito alla esplorazione della Grande Coscienza é come un viaggio che non prevede ritorno.

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