• Diego Nicola Dentico

Cosmovisione Maya

Aggiornato il: set 9

"La rappresentazione dello zero è la figura di una conchiglia o dell'occhio umano, che vuol dire principio e fine [...]. Queste sono le finestre verso l'esistenza, ma ricorda che la realtà è dagli occhi verso l'interno e l'illusione dagli occhi verso fuori..."

                                                                                            - Carlos Barrios, Il libro del destino



La Cosmovisione dei Maya non è una religione né una filosofia astratta. La tradizione è pratica, è una forma di attitudine dinnanzi alla vita e di educazione della percezione.

All'interno della Cosmovisione maya, come in tutte le visioni dell'universo dei popoli nativi, il creato è composto da una rete di relazioni, provenienti e facenti parte di un'unità fondamentale.

Ogni cosa nasce dal Mistero, dal Cuore del Cielo-Cuore della Terra, che si viene descritto in forma duale, come Tzacol (Creatore) e Bitol (Formatore) o come Nonno e Nonna, Dio e Dea della Creazione.

La piramide del Gran Jaguar di Tikal

Gran parte della Tradizione è stata portata avanti a livello orale, ma esistono diversi testi redatti durante il primo tentativo di spoliazione coloniale in cui elementi fondamentali della Cosmovisione vennero tradotti in spagnolo. Tra questi codici, i più famosi e importanti sono il Popol Vuh, gli Annali Kaqchiqeles e i nove Chilam Balam .​


Tra questi, quello che racchiude l'essenza della cultura Quiché è il Popol Vuh in cui vengono narrate le cronache di come nacquero i popoli maya, della creazione del mondo e dell'umanità da parte di Hunracàn (che rappresenta l'aspetto invisibile della realtà) e di Tepew Ququmatz (la manifestazione "tangibile" della presenza divina).


I custodi della tradizione sono i Contatori del Tempo che fungono da sacerdoti, guaritori, guide spirituali e memoria storica delle comunità maya. Secondo il mito fu il personaggio di Quetzalcoatl, nel Messico meridionale, a codificare e unificare le tradizioni sapienziali mesoamericane. I sacerdoti maya (ajq'ij) odierni sono in qualche modo suoi "discendenti". Le incursioni europee, che fin dal '500 hanno tentato di distruggere la cultura ancestrale indigena, non sono riusciti a cancellarla, ma, come dicono i sacerdoti tradizionali stessi, solo a "smembrarla".

Per i camminanti della Cosmovisione sono fondamentali due pratiche: la contemplazione, che permette di percepire lo spirito all'opera nella creazione, e la preghiera, che costruisce un ponte con l'invisibile e permette di andare oltre le pastoie del mentale.


Fondamentale per la Cosmovisione è il calendario sacro Cholq'ij di 260 giorni, ognuno sorretto da uno specifico archetipo temporale (detto nahual) che propone la meditazione su temi specifici. Grazie al calcolo calendariale e alla struttura ciclica del tempo ordinario, i Maya furono (e sono) grandi maestri anche dell'arte profetica.

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La Cosmovisione maya ci riporta inevitabilmente alla natura, ci invita riconnetterci ai suoi cicli e alle sue energie che sono la chiave per comprendere ed eventualmente trascendere il Najt (l'illusione dello spazio-tempo).


La tradizione ci invita a prenderci cura della Terra, a tornare umili fili della creazione, fondamentali come gli altri e in equilibrio, in un universo che vive, gode e diventa consapevole del proprio stesso esistere.


Letture consigliate

Diego Dentico, Sciamanesimo Maya.

Diego Dentico, Nel giardino delle curanderas.

​Carlos Barrios, Il libro del destino.

Concilio del Popolo Quiché, Popol-Vuh.

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