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  • Diego Nicola Dentico

Credenze Atiteche



Dio's

Quando parliamo di "Maya" non ci stiamo riferendo a un popolo unico e monolitico, ma ad una moltitudine di popoli che condividono una Cosmovisione (che, purtroppo, si sta perdendo), uno stile di vita simile e - soprattutto - una lingua madre proveniente dal Mayathan, ovvero la lingua degli antichi Maya dello Yucatan.

Gli Tz’utujil sono uno dei 22 popoli nativi del Guatemala. Discendono dai Maya e dagli antichi Toltechi che abbandonarono Tulan e si trasferirono sulle sponde del meraviglioso lago Atitlàn dove fondarono una città che oggi porta il nome di Santiago Atitlàn (da cui il nome di Atitechi).

Il fondamento della Cosmovisione Maya è la relazione con il Creatore-Formatore, Madre e Padre della vita. Un'entità completamente trascendente e completamente immanente. Quando è Creatore è invisibile, sogna e immagina. Quando è Formatore è Madre Natura che plasma le forme. In italiano uso i termini al maschile per questioni linguistiche, ma da un punto di vista "teologico", DIO'S (come gli Atitechi pronunciano il suo nome) è primariamente energia femminile e poi maschile.

(Nella foto un bassorilievo di Tikal raffigurante Tlaloc, dio della pioggia tolteco assorbito nella cultura Maya con il nome di Chaac).




I nahuales

All'interno della Cosmovisione tz'tujil, come in tutte le tradizioni maya, hanno una grandissima importanza i nahuales. La parola "nahual" (prestito linguistico dal Nahuatl) ha diversi significati.

Per prima cosa indica gli spiriti custodi del calendario sacro di 260 giorni (Cholq'ij). Ogni nahual, composto da un numero che va da 1 a 13 e da un archetipo (ad es. 1 Cervo, 5 Vento, 13 Ossidiana etc), protegge un singolo giorno del ciclo.

Un altro significato della parola "nahual" implica gli spiriti ancestrali, gli antenati divinizzati e sincretizzati con i santi. San Martìn è il custode della pioggia e del cielo, San Nicolas della medicina, Santa Isabel del lago e delle levatrici, San Bernardino è lo spirito del Sole, Gesù sepolto il conoscitore dei misteri del sottosuolo e del mais.

I nahuales hanno continuato ad essere venerati e protetti all'interno delle cofradia, istituzioni create dai frati cattolici per convertire la popolazione. Quando vennero abbandonate dall'autorità ecclesiastica nel XVIII secolo, queste associazioni diventarono vere e proprie fucine per la rinascita della cultura e della spiritualità maya.

(Nella foto il libro del Chilam Balam di Ixil presso il Museo di Antropologia di Città del Messico)




Il Santo Mundo

Secondo la visione Atiteca la Terra non è una fondale sterile su cui si svolgono le credenze e i drammi dell'umanità, anche se questi possono sicuramente influenzarne la forma e le re-azioni.

L'ambiente, chiamato Santo Mundo (mondo santo) è una manifestazione diretta del sogno del Creatore-Formatore, Dio's. La Terra è il ventre fecondo che riceve e gesta il dio del mais che permette la vita dell'essere umano. Per questo motivo, molto spesso, si ravvisa nelle forme delle montagne, delle nuvole o nei fenomeni naturali un volto umano.

Ogni luogo è protetto dal suo Jawal, uno spirito profondamente vincolato alla natura con cui mistici e sciamani devono rapportarsi per il benessere e l'equilibrio della comunità. Gli "spiriti dei luoghi" si occupano di nutrire tutte le forme di vita che li abitano.

(Nella foto una rappresentazione del Kaqak'axool, l'Uomo Rosso, protagonista di molte leggende tz'tujil di San Juan la Laguna).




Il Grande Antico

Nel 1521 Santiago Atitlàn era la capitale del regno Maya Tz’tujil. Quando giunsero gli invasori, il tempio più grande era ancora in costruzione e la interruppero ponendoci sopra una chiesa cattolica, la più antica del Guatemala.

I regnanti, l’élite e i sacerdoti fuggirono nel Chu Tinamit, una zona residenziale che si trovava dall’altra parte del lago. Le guide spirituali decisero quindi di creare un guardiano che proteggesse la loro gente. Tredici saggi e sagge viaggiarono nella foresta, domandando agli alberi di donare il proprio legno per costruire il guerriero

di cui avevano bisogno, ma in quasi tutti i casi ricevettero un diniego.

Infine, l’albero sacro dal quale i sacerdoti maya traggono i semi divinatori dello Tz’atel accolse la loro richiesta. Con il suo legno, gli Abuelos e le Abuelas costruirono il Rilaj Mam (il Grande Antico) e canalizzarono le forze dei 260 nahuales fino a che l’idolo non prese vita. Quando questo accadde, spaventati dal suo grande potere, lo ruppero in venti pezzi e lo ricostruirono legandoli tra di loro, dando così origine al

nome di Maximon, l’incordato.

Il potere di questo idolo protesse gli abitanti di Santiago Atitlàn a lungo, ancora oggi la citta rimane l’unico luogo in cui ai militari in divisa non è consentito mettere piede, grazie a un concordato con il governo. Per questo motivo, anche altri villaggi maya iniziarono a costruire i propri Maximon. Ad oggi è possibile incontrare addirittura

nicchie con dei piccoli Maximon domestici a cui vengono offerti liquore, tabacco e agua florida.

(Tratto da Nel giardino delle curanderas, D. Dentico, Anima Edizioni 2018; Nella foto: il Gran Abuelo all'interno della sua cofradìa)




La croce delle direzioni

All'interno delle società maya esiste un gruppo di guide spirituali note con i nomi di Chi Mam o Ajq'ij.

La specialità di queste guide spirituali è la cerimonia del fuoco (xuculem) con cui mettono in comunicazione il mondo visibile e l'invisibile. Esiste una procedura molto precisa per condurre una cerimonia del fuoco secondo la tradizione maya. Basandosi sulla contemplazione, la tradizione spirituale maya è prima di tutto "scientifica" ovvero si basa sull'osservazione del cosmo, poi "spirituale" (in realtà questi due termini non sono opposti nella cosmovisione). Per questo motivo, la prima cosa che la guida spirituale fa per dialogare con il cosmo è disegnare un diagramma di zucchero che rappresenta un'ellisse (la traiettoria planetaria) e una croce (le quattro direzioni dello spazio e della vita umana).

La parte superiore dell'ellisse rappresenta il percorso di Nostro Padre il Sole nel cielo diurno. La parte inferiore il tragitto che affronta nell'oscurità, nel regno invisibile di Xibalbà, laddove discende per trasformare il proprio volto.

(Nella foto la base di un fuoco disegnato da una donna Ajq'ij su cui verranno deposte le offerte)



I cicli

Come in tutte le cosmovisioni maya, anche in quella tz'tujil la contemplazione del tempo ha un ruolo centrale. Tutta la concezione temporale dei Maya si costruisce su una visione spiraliforme. Ovvero: non solo il tempo, ma anche lo spazio, si muovono sia in maniera circolare che in maniera lineare. Dall'osservazione del movimento a spirale nasce il simbolo della Serpente-Piumata, una rappresentazione del cosmo infinito non dissimile dal serpente che si morde la coda degli alchimisti occidentali.

Nella cosmovisione atiteca è fondamentale il concetto di Jaloj-Kexoj. Jal rappresenta il ciclo di trasformazioni che si affrontano nel tempo di una vita. Kex, invece, rappresenta il ciclo di morte e rinascita che si affronta nel corso delle vite. I nuovi nati sono le reincarnazioni degli antenati.

(Nella foto un mural di San Pedro la Laguna)




Gli strati della creazione

La cosmovisione tz'tujil ritiene che al momento della gestazione l'anima attraversi i vari strati della creazione. Il primo strato è quello della pietra e del fuoco. In questa fase della gestazione vengono creati le ossa, il cuore e la cistifellea.

Il secondo strato che viene attraversato è quello della terra, in cui viene creata la carne. Il terzo quello dell'acqua: qui vengono creati il sangue e i liquidi corporei.

Il quarto strato è quello del vento, in cui vengono creati respiro, visione e movimento.

Il quinto strato corrisponde alla nascita nella Terra-Frutto.

In ogni strato ci sono una Vecchia e un Vecchio, che creano tramite parole magiche la parte maschile e quella femminile. Ogni essere vivente possiede entrambe.

(Nella foto un mural di San Juan la Laguna in cui la divinità crea gli esseri umani)

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