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  • Diego Nicola Dentico

La differenza tra apprendere e appropriarsi


Qualche giorno fa ho ricevuto la telefonata di una persona interessata al corso di astrologia maya. Dopo un breve colloquio conoscitivo, mi ha confessato che i suoi dubbi maggiori derivavano dal fatto che in passato le era stato detto di non interessarsi più di tanto, in quanto l’astrologia è appannaggio esclusivo degli ajq’ij (i “sacerdoti maya” del Sole e del Tempo).

Faccio questo post per condividere una riflessione riguardo ai temi dell’esoterismo proveniente da altre culture. Nello specifico mi occupo di tradizione maya, ma il ragionamento può essere esteso a qualunque tradizione del mondo.

Nel mondo maya gli ajq’ij sono le guide spirituali. Il loro compito principale è orientare e consigliare la comunità, anche tramite letture astrologiche o divinazione, e mantenere aperta la comunicazione con il Nim Ajaw (il Grande Signore, concetto che potremmo tradurre malamente con “Dio”) tramite le cerimonie del fuoco. In base alle proprie inclinazioni, gli ajq’ij possono anche essere dei guaritori di fede, sciamani, o ricoprire altri tipi di incarichi. Ho personalmente conosciuto ajq’ij guide turistiche e ajq’ij che gestivano bancarelle di scarpe. Per entrare in questo novero ci vogliono una vocazione del tutto simile a quella di un prete, un noviziato e un’iniziazione.


La cerimonia del fuoco maya è tradizionalmente svolta solo dalle guide spirituali, ma non significa che solo loro possano accendere un fuoco e pregare! Chiunque ha il diritto di farlo: davanti al fuoco di una candela o davanti al fuoco di un falò perché Dio è presente per tutti, non solo per i sacerdoti. La cerimonia maya del fuoco è specifica e serve un addestramento per eseguirla correttamente. Oltre all’addestramento si necessita di un’autorizzazione da parte degli degli anziani, che non deve per forza passare attraverso un’iniziazione.


La Cosmovisione maya è stata svelata in tempi relativamente recenti anche agli occidentali in quanto si basa sulla connessione dell’essere umano con la natura. È la cultura occidentale che sta devastando il pianeta e i popoli indigeni che lo preservano. È la cultura occidentale che sta mettendo il profitto di pochi e un illusorio senso di benessere davanti alla Vita. Per questo motivo i Maya, come altri popoli nativi, hanno deciso di aprire la propria sapienza per fornirci strumenti in grado di riconnetterci alla naturale intelligenza che permea tutto ciò che esiste (ciò che viene chiamato la Grande Madre o Ixmucané). Alcuni occidentali hanno ricevuto addirittura l’invito a diventare guide spirituali a loro volta, me incluso. Il nostro compito non è quello di amministrare la sapienza dicendo alle persone cosa possono e cosa non possono fare, seguendo il modello decisamente inutile di un inquisitore rinascimentale, ma facilitare l’accesso a quella sapienza tradizionale di cui la nostra collettività occidentale ha tanto bisogno.


Questo non significa proporre corsi capitalistici “per diventare ajq’ij”, perché la figura della sacerdotessa o del sacerdote del Tempo è tipica delle società maya, ma la conoscenza ci è stata offerta affinché venisse diffusa e applicata. Se volete apprendere l’astrologia maya e volete giustamente e liberamente offrire letture potete farlo. Se volete apprendere la medicina maya e integrare forme di erboristeria o cerimonie di cura nel vostro lavoro come terapeuti, potete farlo. Sono state le sagge e i saggi maya a donarci questa possibilità perché è attraverso la memoria che ci unisce ai cicli del cosmo che possiamo ritrovare il nostro posto nella natura. Allo stesso modo è attraverso la medicina naturale che possiamo tornare in possesso della sovranità sui nostri corpi. L’importante è rispettare la tradizione e non fregiarsi di titoli e di iniziazioni che non abbiamo ricevuto o che appartengono a popoli del mondo che non abbiamo neppure mai incontrato…


L’iniziazione serve solo per essere ammessi all’interno di un gruppo di persone e per formalizzare un titolo che in verità è solo ed esclusivamente un ruolo – pensate che nella lingua Qiché non esiste il verbo essere!


La tradizione insegna: essere qualcosa, essere qualcuno è soltanto un’illusione momentanea e non abbiamo davvero necessità di andare ad alimentare il nostro Wuqub’ Qaqix (ego).


Buona vita e utile esistenza.

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