• Diego Nicola Dentico

La divinazione con il mais

Il mais è l’alimento base delle popolazioni mesoamericane fin dall’inizio della sedentarietà e dell’agricoltura. I reperti archeologici ci hanno lasciato numerosissime testimonianze dell’importanza di questa pianta che appare come motivo ricorrente nell’arte, nell’artigianato attuale e nella mitologia. Sono moltissimi gli spiriti che ogni popolazione mesoamericana ha associato al mais e al Sole. Gli “dèi” solari e quelli vegetali sono portatori di significati sovrapposti. Nel Popol Vuh, per esempio, appare in diverse occasioni l’identità fra questi elementi. Il più significativo: Hunhunajpù, dio del mais per eccellenza, perde la propria testa a causa dei Signori del mondo di sotto (una metafora del chicco che viene sepolto nella terra) e successivamente viene resuscitato dai suoi figli gemelli: Hunajpù (il sole) e Ixbalamké (la luna). Successivamente Hunajpù eredita le insegne del padre Hunhunajpù e diventa l’archetipo reggente dell’epoca della civilizzazione evoluzione della precedente epoca in cui si era sviluppata l’agricoltura. Questo mito, rappresentazione dei passaggi stagionali che portano alla maturazione del mais, ha anche un valore escatologico, in quanto la vita umana viene paragonata a quella vegetale. Quando termina un ciclo con la morte se ne apre uno nuovo con la rinascita nella danza di rinnovamento continuo dell’universo. Con un ruolo così fondamentale, il mais non poteva che essere anche l’elemento principale dei rituali di divinazione. Gruppi quali i Nahua, i Huastechi o i Maya Sotzil ancora oggi conservano queste pratiche, ma ne troviamo tracce antiche anche nei codici quali il Tudela o il Magliabechi. Il mais è ampiamente utilizzato dai guaritori tradizionali e dagli sciamani per scoprire le cause di una malattia e le possibili cure. I Maya del Guatemala spesso sostituiscono i grani del mais con quelli dell’albero sacro del tz’ité. Sempre nel Popol Vuh è riportato il mito secondo il quale i “nonni”, ovvero una coppia di dèi primigeni, Ixmucané e Ixpyacoc, archetipo degli sciamani e delle levatrici, vennero consultati dagli dèi nell’atto di manifestare l’essere umano. Per dare consigli saggi, la coppia di anziani utilizzò l’oracolo del mais e del tz’ité, attraverso il quale riuscirono a comprendere che la materia migliore per creare gli esseri umani era… il mais stesso! Esistono infinite tecniche diverse per consultare il mais. Quella che mi è stata trasmessa dagli ajkun (curanderos) del Guatemala è strettamente relazionata con i nahuales del calendario sacro, il Cholq’ij. Attraverso la lettura del mais si individua quale nahual, o archetipo, sorregge la situazione su cui il consultante pone la domanda, la causa della situazione, il destino e i meccanismi che permettono di cambiare gli esiti. Non si tratta quindi di una divinazione in senso classico per scoprire il futuro, ma di una “tecnologia del sacro” trasmessa dagli antenati per poter uscire dal coinvolgimento di un evento e avere una panoramica dall’alto dei temi su cui si vuole consultare il mais.

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