• Diego Nicola Dentico

Quando ricorrere ad una “terapia” sciamanica?


Eziologia sciamanica

Lo sciamanesimo e la “medicina ufficiale” non sono in opposizione, in quanto il primo si occupa solo degli aspetti non ordinari delle malattie. Per questo motivo un praticante sciamano non fa diagnosi e non interviene nelle decisioni di un medico.

In molte zone del mondo, però, i guaritori lavorano anche negli ospedali e v’è una perfetta collaborazione tra medicina tradizionale e medicina allopatica. La mia speranza, da cui discende il mio lavoro, è che gli antichi sistemi di cura, che hanno ancora molto da dire alla modernità, possano trovare un posto nella società occidentale e possano riavvicinarci alla Medicina della Terra.

Gli antropologi hanno individuato moltissime sindromi culturali[1] (che possono andare dalla “perdita di calore” al “colpo d’aria”), alcune specifiche per una popolazione di riferimento, ma da un punto di vista sciamanico le cause non ordinarie di malattia possono essere riassunte in:


1. Perdita d’energia;

2. Accumulo d’energia.


Vediamole più dettagliatamente.


La frammentazione dell’anima

Il primo caso è quello noto come “perdita dell’anima”, che la tradizione non vede come un unicum inseparabile, ma come un insieme di componenti che possono allontanarsi dal corpo-energia di riferimento.

Si verifica in caso di traumi, violenza fisica o psicologica, incidenti, spaventi, operazioni chirurgiche, relazioni tossiche etc. Insomma, in tutti i casi di abuso, anche quelli a cui ci sottoponiamo di nostra spontanea volontà, come, per esempio, svolgere un lavoro che non ci soddisfa per timore di perdere la sicurezza economica.

I sintomi di perdite d’anima significative possono essere, solo per citarne alcuni: affaticamento cronico, depressione, insonnia, ansia, disordini alimentari, comportamenti autodistruttivi, pattern negativi che si ripropongono nella vita.

Un altro esempio di perdita è quella relazionata allo “spirito guardiano”[2], una sorta di angelo custode che in molte tradizioni indigene assume l’aspetto di un animale di potere. Nel mondo maya yucateco prende il nome di “chanul”. Secondo la visione sciamanica, la presenza di questo spirito assicura protezione da sfortuna e da malattie di origine non epidemica.

In casi di perdita si ricorre allo sciamano per recuperare i frammenti d’anima perduti, per richiamare il chanul o per rimuovere ciò che in America latina viene chiamato “susto”.



L’intrusione

Il secondo caso di malattia sciamanica prende il nome di “intrusione”, ovvero l’invasione del campo umano da parte di un’energia (come può essere quella dell’invidia o delle maldicenze[3]), di uno spirito di malattia o di un defunto che ha perso la propria strada.

A causa della localizzazione specifica che l’intrusione assume all’interno del corpo, questa provoca malattie o dolori circoscritti a cui possono associarsi lesioni, infezioni o infiammazioni. Può anche manifestarsi come disagi di tipo emotivo.

Anche in questo caso si ricorre allo sciamano per andare a rimuovere l’energia in eccesso tramite il rituale di estrazione (nahuasij in Maya Kaqchiquel).

In molte occasioni la perdita d’anima e l’intrusione si verificano quasi contemporaneamente. Per questo motivo alcune cerimonie di cura, come l’Ajnahual mesa degli sciamani Maya-Quiché, sono presenti sia un momento di estrazione che un momento di richiamo del potere (in forma di frammento d’anima o di visione).


Conclusioni

Come già accennato in apertura, sciamanesimo e medicina ufficiale non entrano in contrasto. Molto di quanto qui esposto è stato studiato dalla scienza medica, dando origine a concetti come “effetto placebo”, “effetto nocebo” e “morte per Vudù”. Molto altro è stato accolto e descritto dalla psicologia, soprattutto da quella a stampo transpersonale, in forma di archetipi o di esperienze olotropiche.

Per un occidentale, cresciuto ed educato all’interno di un paradigma scientifico, è più facile sposare questo tipo di definizione piuttosto che una propriamente sciamanica. Questo va bene, ma da un punto di vista tradizionale non si può fare a meno di parlare di spiriti e di realtà separate.

Utilizzare altri termini significherebbe snaturare il contenuto dello sciamanesimo in nome di una presunta superiorità culturale occidentale e depotenziare gli effetti delle sue pratiche.




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_________________________________________________ [1] Ne parlo lungamente nel mio primo lavoro, “Nel giardino delle curanderas” (Anima Edizioni 2018) [2] Cfr. Michael Harner “La caverna e il cosmo” (Crisalide Edizioni 2013) [3] In relazione alle “sindromi culturali” legate alla socialità pubblicherò un post prossimamente.

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