la ruota di medicina

Gli antichi scelsero il cerchio come rappresentante completo dell’universo. Nella sua perfezione si rispecchia la perfezione del creato, ogni angolo della circonferenza è alla stessa distanza dal centro, la sua rotondità richiama il movimento ciclico dei pianeti, delle stagioni e delle quattro età dell’essere umano. Questo simbolo, la Ruota di Medicina, è un cerchio temporale ma anche spaziale, in quanto rappresenta la rosa dei venti e delle direzioni. Sul suo perimetro, troviamo anche gli elementi.

Il cerchio è l’enciclopedia vivente della vita, non a caso su base circolare troviamo la costruzione di case, villaggi, strutture sociali e calendari in praticamente tutte le tradizioni del mondo.

 

Hunabku, la parola maya con cui si indica il Grande Mistero, dove Uno e Duale si incontrano nel movimento, è rappresentato come un cerchio il cui centro è contrassegnato da un punto.

Esistono moltissime rappresentazioni di questa ruota che, specialmente in America Centrale, assume spesso la forma del Fiore della Creazione, mappa della cosmologia.

Tradizione maya

Alle quattro direzioni sono associati i quattro balameb, gli uomini-giaguaro originali da cui discendono gli esseri umani.

  • Balam Kitze: il fuoco, l’oriente, il rosso, luce, calore origine della vita.

  • Majukutaj: l’aria, il nord, il bianco, la vita, l’origine dei pensieri.

  • Balam Aqab: la terra, l’ovest, il nero, ciò che è nascosto, l’invisibile.

  • Iki Balam: l’acqua, il sud, il giallo, la natura, i fiumi e l’abbondanza.

  • Kaan*: Il Cielo. Rappresenta ciò che si trova al di là della materialità, è un ambito emozionale infinito, l’essenza della vita che include i ritmi delle stelle, dei pianeti e delle galassie. Da qui nasce il tempo.

  • Luum*: La Terra, il luogo dell’esperienza, lo spazio della Terra-Madre che condividiamo con i popoli delle piante, degli animali, delle rocce, degli spiriti…

  • Xibalbà: Il mondo inferiore, tutto ciò che si trova sotto la terra ma che è connesso ai mondi superiori e ha il diritto di relazionarsi a essi. Metaforicamente è il mondo dei morti, ma è anche il mondo dell’humus che si origina dalla decomposizione degli organismi morti e allo stesso tempo è la base su cui si instaura tutta la catena alimentare.

  • Qa Te, Qachut Ulew: La Madre Terra intesa come essere dotato di coscienza, energia accogliente. È la ruota di medicina nella sua interezza, il livello metafisico dell’Uwach Ulew.

* maya yucateco.

Tradizione mexica

Nella tradizione mexica, i riferimenti filosofici delle quattro direzioni sono tutti collegati all’atto del Mistero (Itzcuahutli, l’Aquila Nera) di sognare sé stesso e generare l’universo, ma anche all’atto del guerriero del cuore, del camminante della Cosmovisione mexica, di produrre il movimento inverso sempre attraverso la disciplina del Sogno.
 

  • Tezcatlipoca: il nord, il nero. Guardiano del nucleo profondo di ognuno che si trova negli inframondi.

  • Xipe totec: l’ovest, il rosso. Il signore del Distacco della Pelle. Forza del rinnovamento e del cambiamento. Rigenerazione della vita.

  • Huitzilopotchli: il sud, l’azzurro. La volontà del guerriero che si trasforma, la veggenza.

  • Quetzalcoatl: l’est, il bianco. La conoscenza e la saggezza, la vita (il serpente – coatl) che apre le ali della trascendenza (il quetzal).


Queste quattro forze, attraverso il loro movimento, danno origine alla ohmaxal, la croce cosmica.

 

  • Tlatipac: la Terra, il luogo dell’esperienza.

  • Ilhuicatl: i Cieli, i mondi superiori.

  • Mictlan: gli inframondi.

 

Ruota del concilio intertribale degli anziani

 

  • Aquila: l’est, l’infanzia, l’aria, la primavera, la lucidità. La pratica della Veggenza.

  • Coyote: il sud, l’adolescenza, il fuoco, l’estate, la paura. La pratica dei quattro accordi e dell’arte dell’agguato.

  • Orso: l’ovest, l’età matura, l’acqua, l’autunno, il potere e la magia. L’arte dell’ensueño.

  • Bisonte bianco: il nord, l’età della saggezza, la terra, l’inverno, la vecchiaia. L’arte dell’intento.

  • Cuore: il centro, l’atemporalità, le pratiche della contemplazione. Il non-fare.

 

L’essere umano, come ogni cosa nella creazione, si riconosce uno con l’universo attraverso il simbolo del cerchio, diventando a sua volta ruota di medicina. In questo stato di consapevolezza, ogni movimento fatto con la coscienza del credere-creare-fare porta a un cambiamento degli stati percettivi.

  • La testa: è il nord, la direzione da cui proviene l’energia che ci dà la vita.

  • Il braccio destro: si apre come un’ala nell’est, la direzione della luce, dove possiamo vedere, laddove conosciamo.

  • Il braccio sinistro: sprofonda nel mistero dell’ovest, la direzione della trasformazione, che accoglie tutto ciò che arriva dal Mistero.

  • I piedi: sono il sud, la direzione della scelta e del coraggio di seguire il proprio destino.

Le pratiche della ruota

Indipendentemente dalla ruota che si decide di applicare, il praticante può costruire la propria nella natura, segnando le quattro direzioni con dei pali o dei cumuli di pietre e un cristallo nel centro – o al chiuso, rappresentandola sul proprio altare.

La ruota di medicina è uno spazio di protezione e di potere. Si “monta” circolando tre volte in senso orario al suo interno (entrando da est) e salutando le sette direzioni dello spazio (i quattro punti cardinali più centro, cieli e terra).

È uno spazio di meditazione, oppure ci si può rivolgere alle quattro direzioni, attraverso le offerte, le preghiere o il lavoro spirituale.

Al termine della pratica la ruota si “smonta” ringraziando le direzioni, circolando tre volte in senso antiorario.

Per quanto possa sembrare superfluo, ci teniamo a specificarlo. Vi ricordiamo che le informazioni qui ritrovate sono di natura generale e a scopo puramente divulgativo. Quindi non vogliono (e non possono!) sostituire in alcun caso il consiglio di un medico, o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, veterinari, fisioterapisti, etc.)

Quando in questo sito viene utilizzato il termine "medicina tradizionale" lo si fa in riferimento a una categoria antropologica ben definita. 

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