la cerimonia del fuoco

Allora si presentò un uomo al cospetto di Balam Kitzé, Balam Aqab, Majukutaj e Iki Balam: “Questo è in verità il vostro Dio, questo è il vostro sostegno; questa è la rappresentazione, il ricordo dei Creatori e Formatori. (…)

Fu trasmessa la parola di Tojil.

“Molto bene, offriremo il nostro cuore. Ci faremo abbracciare.”

Subito ricevettero il fuoco e poterono scaldarsi.

(Popol Vuh)

La cerimonia del fuoco è il centro della Cosmovisione. Attraverso la sua realizzazione, gli Ajq’ij’ permettono un contatto tra il mondo visibile e il mondo invisibile. Può essere focalizzata su un solo nahual (ovviamente quello del giorno) per chiedere grazie speciali oppure sull’intero calendario. L’offerta al fuoco, chiamata anche Xuculem (inginocchiamento), Loq’laj Q’aq’ (Fuoco Sacro) o Loq’laj Kotz’ij (Fiore Sacro) è sempre presente durante le celebrazioni solari.

La cerimonia viene preparata invocando le quattro direzioni e i quattro Balameb primordiali. Successivamente, il sacerdote o la sacerdotessa, disegnano con lo zucchero il glifo del nahual che viene onorato. In alternativa viene disegnata la “croce di medicina” che rappresenta il mondo materiale (la croce delle quattro direzioni) unita al mondo spirituale (il cerchio che la racchiude).

Sopra il glifo vengono poste le pastiglie di incenso e le offerte. A questo punto gli Ajq'ij’ accendono il fuoco e invocano uno per uno i venti nomi del calendario nelle loro tredici manifestazioni. I nati sotto un certo nahual possono fare un’offerta speciale per alimentare la fiamma interiore della propria vita e la connessione con il nahual di nascita.

Esistono vari motivi per i quali la cerimonia del fuoco può essere effettuata, in alcuni casi più "magici", come ad esempio pulire l'energia dei partecipanti, aprire nuovi cammini, chiedere cura; più "spirituali", come chiedere consiglio o consacrare una capanna del sudore; in altri casi più comunitari, quindi celebrare matrimoni, funerali, consegnare il bastone della parola, benedire i semi prima della semina o in occasione di specifici movimenti astronomici (solstizi, equinozi, eclissi).

Inoltre, se si hanno richieste specifiche, è possibile fare offerte per un nahual in particolare. A volte i fuochi possono essere interamente volti al “trabajo negro”, ovvero il “lavoro nero”. Non bisogna associare il nero alla magia oscura, con lavoro nero si fa riferimento a particolari lavori di guarigione o di eliminazione degli ostacoli e sono rivolti ai Belejeb Tiku. La cerimonia del fuoco è quindi anche la base su cui si costruisce anche la medicina tradizionale maya.

I fuochi maya del Guatemala sono molto "aerei" in quanto è presente poca legna al loro interno. Le fiamme sono prodotte dall’incenso e dalle candele che bruciano, dallo zucchero e dagli elementi che vengono offerti. La tradizione però ha iniziato a viaggiare con gli stessi Ajq’ij’ e viene sempre posto come requisito fondamentale utilizzare gli elementi del luogo in cui si officia, perché il vero scopo della cerimonia non è “esportare il Guatemala” quanto entrare in contatto con ciò che i romani chiamavano genius loci, lo spirito del luogo, ovvero la Coscienza di una specifica bio-regione. Pertanto le cerimonie del fuoco sacro, fuori dal territorio maya, possono sembrare molto differenti, ma non per questo sono meno potenti.

Il fuoco non è solo un mezzo per trasportare le preghiere dall’ “altro lato” della realtà: è un vero e proprio strumento di comunicazione. I nahuales e gli spiriti del pantheon maya rispondono attraverso le reazioni del fuoco, attraverso le forme della legna incandescente o altri mezzi che gli occhi sapienti dell’Aj’qij’ sanno cogliere. Questo ci insegna che l’approccio indigeno alla preghiera non è quello di battersi la mano sul petto attendendo che qualcosa cada del cielo, ma una relazione. E se la Natura pide pago, ovvero risponde chiedendo più offerta, non è per un superstizioso rapporto di do ut des, ma perché la relazione tra il praticante e una manifestazione delle forze necessita di essere nutrita.

È una buona abitudine, per chi decide di camminare questo percorso, quella di offrire per il semplice gusto di farlo. Il Grande Spirito manifesto nella Terra possiede tra le sue qualità Tz’ikin, glifo dell’uccello che rappresenta anche l’abbondanza e la bellezza. La Terra offre riccamente senza chiedere nulla in cambio e la preghiera di ringraziamento sorge spontanea dal cuore di chi entra nella Grande Conversazione di questo interscambio.

In Guatemala soltanto gli Ajq'ij’ sono autorizzati a condurre una cerimonia del fuoco, in virtù dell’essere delle vere e proprie enciclopedie viventi della “mayetà”... Per diventare Ajq'ij’ sono necessari la chiamata sciamanica, anni di studio, prove da superare e, soprattutto una comunità maya tradizionale che riconosca loro questo ruolo. 

Detto questo, gli Ac-Men (ovvero gli Ajq'ij’ del Messico e del Belize) sono più tranquilli relativamente alla diffusione ed ai conseguenti “imbastardimenti” della tradizione, e hanno insegnato forme semplici di cerimonie del fuoco a tutti i camminanti, perché – con le dovute cautele che il dialogo interculturale richiede – chiunque ha il diritto di accendere un fuoco e usarlo come mezzo per entrare in comunione con il Divino.

Per quanto possa sembrare superfluo, ci teniamo a specificarlo. Vi ricordiamo che le informazioni qui ritrovate sono di natura generale e a scopo puramente divulgativo. Quindi non vogliono (e non possono!) sostituire in alcun caso il consiglio di un medico, o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, veterinari, fisioterapisti, etc.)

Quando in questo sito viene utilizzato il termine "medicina tradizionale" lo si fa in riferimento a una categoria antropologica ben definita. 

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